Stato ventoso, una poesia PDF Stampa E-mail
Giovedì 11 Febbraio 2010 08:29

ImageNon sempre accade, ma sentire la compiutezza del proprio pensiero scorrere nei versi regala una felicità salda e sicura. E’ un regalo a lungo desiderato, di quelli che si ha paura di sciupare e meritano il posto d’onore tra le cose più care.

Non sempre mi riesce di raggiungere questa lucidità di pensiero e di saperla tradurre in parole. Che poi siano chiare solo per me, poco conta. Se riescono ad avvicinarmi anche solo ad un’altra persona il regalo s’illumina di un senso più grande.

Quale che sia la destinazione, il non luogo dei versi è un territorio dove i miei pensieri trovano un ordine che altrove perseguo invano. L’ordine attuale è quello di uno “stato ventoso”.

Uno stato ventoso
selvaggio, offende e s’affaccia
si ritrae e torna
come onda grande, spumosa
a lambire la dimora
e l’agguanta.

Si tinge essa di blu
e di bianco accecante
che non mostra più i segni.
Eppure ci sono.

Non passi domani
senza che sappia
l’odore del vento
e i pensieri che porta
pungenti, dispersi, spauriti.

Non passi domani
che non accolga
                  
[la dimora]
i resti, scossi e spettinati
di un moto sconsiderato
e ne trovi il senso.
          
Illuminato, infine.

 

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