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Giovedì 10 Novembre 2005 13:19 |
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Non si muovono le gambe, almeno non come vorrei. E poi le mani fanno fatica. E sono qui seduto a guardarvi. E lascio scorrere il tempo attorno a me, in questa calma apparente in cui sono costretto. Non è una virtù.
Ti ricordi le mie imprecazioni quando lavoravo e qualcosa andava storto o non facevano le cose a modo, come mi arrabbiavo. La zampata dellimmobilità avanzava e avevo fretta, e forse agivo male, non lo so. Ma un senso triste e rabbioso di responsabilità mi opprimeva, più della rigidità delle mani e della disobbedienza delle gambe.
Che sia pudore o lincapacità di parlarne, ma rimpiango di non averla portata a ballare, o di non averla esibita al mio fianco. E non glielho detto.
Come so, pure, di aver solo iniziato ad insegnarti a nuotare. Poi comè andata?
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