Nero su bianco PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Maggio 2011 14:50

Non sono poi in forma come vado dicendo. Ho le prove. La scorsa settimana era fissata una visita di controllo in ospedale per Anna Luce. Quel mattino sono arrivata trafelata al banco dell’accettazione scusandomi per il ritardo di quasi un’ora. Ero accaldata e con il baffo imperlato di sudore.


Deve averlo notato anche l’infermiera che, con molto tatto e delicatezza, mi ha fatto presente che la visita era fissata in realtà per il mattino dopo. Le ragazze che erano lì in sala d’attesa, tutte giovanissime e griffate, hanno trattenuto a stento un sorriso. Avranno trovato la scena divertente dall’alto della loro posizione di nullipare dal ventre piatto e nel pieno della loro vita sessuale appagata e libera da ogni eventuale ed evidente conseguenza.


Non c’è niente da ridere, ho pensato: toccherà anche a voi, presto o tardi, andare in giro con la maglia sporca di rigurgito, qualche chilo di troppo e la mia stessa aria frastornata. Mi sono limitata a sorridere e a ricompormi, certa del mio indiscutibile fascino da puerpera (!).


Insomma, mi sono detta poco dopo, sono una mamma così presa dalla cura delle proprie bimbe che invece di arrivare in ritardo a un appuntamento sono perfino troppo in anticipo. E diciamolo che sono troooppo avanti, no? Messa questa pezza però non posso permettermi di entrare in una profumeria e chiedere un fondotinta XFactor, come ho fatto l’altro giorno.



E va bene che ero di fretta e che ero sovrappensiero, ma così viene meno ogni scusante e non resta che arrendermi all’evidenza: sono stanca. La mia bimba è nata appena un mese fa e non c’è niente di strano se ho sonno, spesso mi sento uno straccio e faccio fatica a star dietro a tutto. 




In più penso a cose stupide che mi fanno male. Così le metto nero su bianco, per esorcizzarle e far dissolvere nel nulla i brutti pensieri. Penso per esempio - ed è assurdo lo so! – che mi sento inutile. Oppure che non riesco a far da sola tutto e allora sono un’imbranata. O che il mondo là fuori non avrà più spazio per me e non lavorerò più. Mi capita pure di provare nostalgia per le persone a me più care e che sono lontane. Di emozionarmi fino alle lacrime per la gioia o dispiacermi e rimaner male per una parola sbagliata o una sensazione agrodolce ma che non riesco a definire.


E’ normale e io non voglio certo far finta che vada tutto bene. Anzi trovo che l’accelerazione dei ritmi che ci imponiamo noi donne - anche nella ripresa dopo il parto, nell’allattamento e in tutto quello che rappresenta l’accudimento di un neonato - sia insensata, forzata, violenta. Io voglio fermarmi. Mettere dei punti, assaporare questa stagione della vita e sentirmi fragile, ma felice. Distratta forse, ma serena.

Poi penso pure che la felicità - e non solo quella che vivo io con una bimba di un mese tra le braccia e l’amore che ho intorno a me -, insomma la felicità quella vera è una sensazione di dolce e di amaro insieme, di fatica e gioia che vanno a braccetto e si muovono al suono di una melodia semplice e antica. E arriva quando decidi di vivere oggi le emozioni, di sentirtele sulla pelle in questo momento senza pensare a tutti i costi a domani. Perché domani potrebbero essere già andate via.