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L’altra sera, dopo aver messo a letto le bimbe, ho fatto un giro su Facebook e mi sono imbattuta in uno status di Chezzo Zalone che annunciava di aver scritto “la Cacada”.
“Dopo la lambada, la colida e la baciada sentivo la mancanza di un pezzo che ne racchiudesse l’essenza e così di getto ho scritto la Cacada”, ha dichiarato Checco sulla sua pagina e subito dopo ha pubblicato il link della canzone che è già un tormentone.
Nel silenzio di casa l’ho ascoltata con le cuffiette forse per venti volte di seguito, ridendo come una scema per tutto il tempo: gli esilaranti giochi di parole e la scostumata volgarità di Zalone ogni volta mi strappano un sorriso liberatorio.
E’ stata la prima risata di cuore, dopo una lunga settimana di brutte notizie e di un clima tristissimo, per via dei tragici fatti di Brindisi e poi del terremoto in Emilia. Per qualche giorno non ho trovato le parole e ho preferito il silenzio. Anzi, lo preferisco sempre di più a inutili conversazioni, vuote forme di partecipazione e battaglie a suon di tweet e status.
E veniamo a noi.
Agli amici che chiedono a che punto siamo con i preparativi per il trasloco con annesso trasferimento, dico che siamo alle prese con le mille cose da fare prima della partenza. Ormai mancano un paio di settimane e a me sembra impossibile riuscire a impacchettare 9 anni di vita a Genova prima della partenza prevista. Andrea però, responsabile della logistica familiare nonché pluripremiato campione di Tetris, mi dice di star tranquilla che ce la si fa. Se lo dice lui.
Io ho comunque poco tempo per soffermarmi sul come: faccio lavatrici, ripongo biancheria, preparo da mangiare, piego roba invernale, svuoto gli armadi, incarto bicchieri, mi occupo delle bimbe e lavoro. Faccio quello che posso, con quello che ho e nel posto in cui mi trovo, potrei affermare citando Roosvelt. Di più nin zò.
La destinazione è conosciuta, amata e desiderata. Maria Sole ogni giorno elenca nuove idee e proposte di cose da fare insieme alla nonna, che l’aspetta e conta i minuti. Anna Luce, ignara di tutto, esprime vivo apprezzamento per la pastasciutta e le polpette con un perentorio “Lo vollo!” e il ditino paffuto. Ride, lei. Io sorrido, un po’ mi emoziono, trepido, ho anche timori di varia origine e natura ma procedo. Cerco di essere impermeabile a me stessa e alle mie paturnie. “Allora, sei contenta di tornare a casa?”, mi ha chiesto ieri una mia cara amica. E come faccio a riassumere in un si tutto quello che sto pensando in questi giorni? L’attesa, la gioia, la trepidazione per questo ritorno si mescolano a sensazioni amare, all’incertezza, all’ansia e a un po’ di fifa. Una volta “a casa” spero di ritrovarmi tutta intera e che la fifa si squagli al sole del Salento. Del resto, l’indirizzo ce l’ho e rintracciarMi non sarà un problema. E alla domanda “Sei contenta?”, rispondo a mezza voce: “Sono contenta si, ma non lo dico!”.
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