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Onestamente non vedo il vantaggio dello svegliarsi all’alba. Potendo, dormirei fino a tardi, per poi ritrovarmi con gli occhi gonfi e sazi di sonno e la pelle liscia e ben stirata, come una pesca.
Invece mi ritrovo con gli occhi pesti e il cervello in pappa. Già alle primissime ore del mattino ho gli occhi spalancati e sono pronta all’azione. Ok, “pronta” è una parola grossa. Diciamo sveglia, ecco.
Ora che sono a Campi Salentina il mio risveglio è sottolineato e accompagnato dal rombo dei trattori che attraversano la strada per dirigersi verso la campagna. Una di queste mattine quasi quasi chiedo un passaggio a un contadino e ci faccio un giro, in campagna.
Tanto, che me sto a fare in giro per casa a cercare fili d’aria o alla scrivania a stilare improbabili liste di cose da fare? Con ‘sto caldo, sempre di cose impossibili si tratta.
Il punto è che sono così tanto presa dalla cura delle bambine e degli impegni quotidiani che svegliarmi presto, in qualche modo, è un tentativo (vano se non disperato) di riservarmi un posticino solo per me in tutta la giornata. C’è una vocina che mi sveglia e mi tira giù dal letto. Non ho ancora capito però dove vuole che vada.
Mi alzo, faccio il caffè e mi dico che anche oggi mi aspettano tante cose, che sono pronta e vai che cominciamo! Robe così. Poi l’afa invade ogni spazio e tutto il resto è nulla. Forse, ho pensato, è tutto il giro delle novità e dei nuovi ritmi che mi sfasa un po’.
Deve essere così. Che sia un po’ sfasata è fuori di dubbio. E quindi ora che sono le 6.30 del mattino cosa faccio, io? Niente: sto sveglia e sfasata. La condizione ideale per mettersi al lavoro. Il dovere mi chiama. Ah: buongiorno!
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