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Inevitabile ricordare e rivivere emozioni di quando vivevo qui. Non è sempre piacevole. A volte inciampo in sensazioni mollicce e sudate che mi rimangono addosso per giorni.
Cè stato un lungo tempo di attesa, di speranza e di sogni, si. Ma anche un'epoca di un buio denso e soffocante, da cui disperavo di uscire. Oggi tutto in me è cambiato, ma questi muri, i vicoli, le case mi ricordano quei giorni.
I volti delle persone care, le vite degli altri, i ritmi quotidiani invecchiano, ma non cambiano. E questo incessante ripetersi ogni giorno uguale mi sfinisce. Si rinnova perfetto e doloroso comera. Mi riporta al punto esatto di quel male antico.
So che questo luogo è innocente, anche intatto nelle sue incongruenze, perfetto per se stesso. Eppure dischiude strade in cui ha trovato sfogo la mia insofferenza, accoglie case e mura dove aleggia una luce pallida e si nutre famelico di consuetudini, obblighi e riti collettivi.
Qui vive e prospera lombra di me, un fantoccio gonfio e sazio di aria viziata, incomprensioni e aspettative disattese. S'illude che il tempo per me non sia trascorso affatto e quasi glielo lascio credere. Torno anche a fare quello che ero solita fare qui, compreso deprimermi e iperventilare a più riprese.
Poi porto a spasso Maria Sole nel passeggino e mi soffermo a osservare le corti, i balconi, i portoni dei palazzi, presto attenzione ai rumori che scivolano da sotto le tapparelle abbassate. Il nostro è un peregrinare pigro e curioso. Spesso la mia bambina insiste per camminarmi accanto, mano nella mano: sorride ed è orgogliosa dei suoi passi rumorosi sul selciato. Sbagliamo strada a volte, ma questo non mi spaventa più.
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