| Sogni che lievitano |
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| Sabato 05 Maggio 2007 11:15 | |||
Qualche giorno fa aspettavo con trepidazione notizie da una persona cara. Dopo qualche ora di attesa tutto sè risolto per il meglio, ma per scaricare la tensione mi sono messa a fare il pane.
Questa volta il solito effetto rilassante del mettere le mani in pasta e della successiva lievitazione ha prodotto un insieme colorato di sogni e fantasie, che finora non avevano trovato la strada per rivelarsi. Mentre limpasto incorporava il lievito e laria si insinuava nelle pieghe delle mani e del composto, i miei pensieri mi sembravano leggeri e bizzarri. Le immagini di mia madre nellatto di forgiare cu lu caturu la pasta fresca per il pranzo della domenica, di mia nonna alle prese con la preparazione del pane e di noi bambini intenti a morderne le croste ammollate e condite con olio, sale e pomodoro mi hanno riportato dritto dritto in Puglia e alla mia infanzia. E sono arrivata dun tratto a realizzare che quei sapori e soprattutto quella dimensione di affetti e di genuinità perfetta io la vorrei regalare a Maria Sole. Non che quella fosse letà delloro o che i miei genitori o i nonni non faticassero, come tutti noi oggi. Ma da piccoli non immaginavamo che quella fatica esistesse. La campagna del nonno era un parco davventure e la strada dove saffacciavano le nostre case era un luogo perfetto per inventare giochi e passare le ore sotto locchio vigile di comari e zie. Erano giorni ingenui e puliti, i giochi erano innocenti, i sapori genuini e laria aveva lodore caldo della mia terra. Così mi sè affacciato bello e netto nella mente il sogno di una casa in paese, quel paese lontano da cui vengo e con cui spesso sono in conflitto, pur amandolo profondamente. La nostalgia vena di olio e zucchero il mio bisogno degli affetti lontani, lo stesso gusto dolce della merenda che preparava la nonna. La lontananza si veste delle fiamme del fuoco che ardeva nel braciere dinverno e si nasconde tra i vigneti del nonno. La folla di visi familiari, di voci del mio passato-presente chiama sottovoce a quel mondo. Così come lamore per mamma e papà e la trepidazione per il loro futuro scuotono gli angoli più profondi del mio cuore. Non erano bizzarri questi pensieri. E nemmeno tanto leggeri. Si sono insinuati nel mio cuore e prima lo hanno blandito con le carezze, poi lo hanno scoperto al freddo e al vento di queste emozioni. Prima ho sorriso al loro arrivo, poi ho sollevato gli occhi e ho sentito lurgenza di viverli. E di trasformarli in speranze per Maria Sole e in sogni per la nostra famiglia. Chissà cosa avverrà. Chissà se, andando incontro alla vita, fino a quel paese torneremo. Il mio cuore è già lì. Per sempre.
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Qualche giorno fa aspettavo con trepidazione notizie da una persona cara. Dopo qualche ora di attesa tutto sè risolto per il meglio, ma per scaricare la tensione mi sono messa a fare il pane.
Ah, che fine ha fatto il pane che stavo preparando? Nessun grande risultato, per carità. Del resto, non mi sono ancora cimentata con il lievito madre e per i miei improvvisi desideri di panificazione mi limito al lievito di birra.
