Non si butta via niente (lo sformato di riso) PDF Stampa E-mail
Martedì 11 Ottobre 2011 10:09

Ovvero la cucina degli avanzi. Non è che solo ora, in piena austerity, abbiamo imparato a non buttare via niente. Io ci sono cresciuta con il principio che il cibo non si spreca e non si mangiano schifezze.  


Quando eravamo bambini, mia madre era inflessibile: niente merendine e affini. A scuola ci mandava con pane e pomodoro per la ricreazione, per dire. Io invidiavo i bambini con le merendine confezionate, la verità. Mi sapevano tanto di moderno e di lusso: la girella, il tegolino, le brioschine kinder! Oh, a me solo l’odore mi faceva venire l’acquolina in bocca.  

Ancora oggi - e faccio outing - se me ne capita una confezione a tiro, resisto a fatica dal mangiarmele tutte. In qualche modo devo pur compensare quella mancanza, quel trauma infantile, no? Senza contare che c’erano le raccolte punti per quegli inutili, fantastici premi e io da quel traffico di cosine irraggiungibili ero completamente fuori. Sono cose che non si dimenticano, ecco.

Comunque il pane e pomodoro m’è sempre piaciuto, a metà mattina è ancora una dei miei spuntini preferiti. E se c’è una cosa che ho imparato fin da piccola sul cibo è che per rendere più buono quello che si mangia occorre prepararlo con tanto amore e condire il tutto con i ricordi.

Per esempio: le man sapienti di mia nonna intenta a fare il pane, a dar forma alla pasta fresca per il pranzo della domenica o ad acciambellare le friselle sulla spianatoia di legno io non me le scordo più. Ricordo, accanto a lei, mia madre e le zie pronte ad assecondare i suoi gesti e a chiacchierare sottovoce. Il gusto del pane di allora, condito con olio e zucchero e mangiato a merenda non ha più avuto eguali (e le merendine che mi son mancate le metto al secondo posto, giuro!).

La “cucina degli avanzi” era la regola ai tempi dei nostri nonni. Oggi viene sbandierata sui giornali e in tv come una grandiosa trovata per fronteggiare la crisi. Il principio è semplice: si prepara da mangiare con quello che si ha a disposizione in cucina, senza sprechi e senza far ricorso a ingredienti di ispirazione esotica (ma quando mai!).  

Questo sformato di riso, per esempio: è fatto con cose che avanzavano in frigo e in dispensa. La crosticina sopra è pangrattato ottenuto dal pane raffermo fatto in casa. E’ facile: si assembla tutto, strato di pangrattato sotto e sopra con i dovuti giri d’olio e via in forno.

Questi gli ingredienti (per una teglia da 24 cm di diametro):
300 grammi di riso per risotti
quantità a piacere di prosciutto o mortadella o salame (anche un misto di tutto)
2 mozzarelle
100 g di formaggio grattugiato
2 uova
sale
pepe
latte


Procedo così: faccio cuocere il riso e lo scolo molto al dente. Lo faccio raffreddare e intanto riduco a striscioline i salumi a disposizione, taglio a dadini la mozzarella e grattugio il parmigiano. Unisco tutti gli ingredienti, uova comprese. Mescolo il tutto aggiungendo un bicchiere di latte e regolo di sale e di pepe. Spargo il pangrattato sul fondo della teglia, verso un filo d’olio, sistemo il composto, lo copro di pangrattato, concludo con l’olio (again). Inforno a 180° per circa 40 minuti. Quello che avanza, una volta freddo, lo conservo in frigo. E’ ottimo il giorno dopo, riscaldato in padella con il solito giro d’olio.


 

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