Panna cotta PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Giugno 2005 12:18
Ho comprato uno stampo da budino a 3 € e mi sono subito cimentata nella preparazione della panna cotta. Di solito diffido di chi mi dice che la ricetta è collaudata e di sicura riuscita, ma la voglia di sperimentare era troppa e mi sono lanciata.

L'autrice della ricetta mi ha indicato le seguenti dosi per circa 4 persone: 500 ml di panna, 100 g di zucchero di qualità finissima, 6 fogli di gelatina e un cucchiaio di cacao rigorosamente amaro.

Seguendo le indicazioni, ho fatto ammollare i fogli di gelatina in acqua fredda e intanto ho portato a leggero bollore la panna con lo zucchero che si è subito sciolto. A questo punto, fuori dal fuoco, ho aggiunto la gelatina strizzata e ho mescolato fino a che non si è sciolta anch'essa. Poi è stata la volta del cacao setacciato. Secondo le istruzioni si sarebbe dovuto depositare sul fondo così che, una volta sformato il dolce, potesse creare una sorta di cupoletta scura. Tutto fatto secondo le indicazioni.

Sulle prime il colore del dolce si è assestato su un marroncino chiaro, ma non me ne sono data pensiero, fiduciosa del deposito successivo sul fondo. Ho versato il composto nello stampo e ho atteso che si raffreddasse per poi riporlo in frigo.

Un controllo effettuato dopo un paio d'ore ha rilevato un colore immutato, consistenza solida e impenetrabilità al tatto. Sulla confezione della gelatina ho letto solo questa mattina "Gelatina alimentare destinata al consumo umano (di orgine suina)". Non solo non ho proposto l'assaggio a mio marito, ma me ne sono astenuta anch'io.

Per amore della scienza culinaria ho voluto rendermi conto di quanto ho prodotto. Impossibile sformare il dolce a regola d'arte. Per buttarlo via ho dovuto prelevare a cucchiaiate la massa solidificata dallo stampo. Nessuna cupoletta scura al cacao. Nemmeno di origine suina.
 

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